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LA STORIA
Quando, il 3 Aprile del 1950, Kurt Weill morì a New York, stroncato a soli 50 anni da un attacco cardiaco, grande fu il rimpianto per quelli che avevano visto in 15 anni quel piccolo ebreo tedesco mutare radicalmente la concezione stessa del musical, operando un ribaltamento "sociale" nell' approccio a questa forma eccelsa di spettacolo totale e innestando la sapienza compositiva europea - per inciso, a Broadway Weill era uno dei pochissimi musicisti ad arrangiare i propri lavori teatrali nel vivo di una delle migliori espressioni artistiche elaborate negli Stati Uniti. Paradossalmente, per gran parte dei critici europei Weill era già scomparso nel 1935, anno della sua fuga dal vecchio continente a causa della persecuzione nazista, dopo una breve parentesi anglo-francese: la sua intensa attività negli States - in ambito sia teatrale che cinematografico fu presto liquidata come irrilevante. Gravò certamente su questo (pre)giudizio derivato con ogni probabilità da Bert Brecht in persona l'idea che Weill avesse tradito l'impegno dei suoi anni europei per consegnarsi mani e cervello alla "bieca" industria dell'entertainment. In effetti, Weill avvertì sempre questo pericolo, tanto è vero che ben presto si sganciò dal troppo condizionante abbraccio hollywoodiano per dedicarsi con maggiore solerzia e riuscita artistica al lavoro teatrale. Lo spettacolo che presentiamo vuole rendere giustizia all'intero cammino creativo di questo grande compositore che seppe dapprima tracciare una terza via nel teatro musicale europeo, tra Richard Strauss e Berg, operando una sintesi geniale tra musica colta e d'intrattenimento, ed in seguito rifondare con acume proteiforme un genere che sembrava così lontano dalla sua sensibilità.
LO SPETTACOLO
Possiamo idealmente suddividere in tre momenti stilistici, coincidenti con la carriera artistica di Weill, il percorso di questo spettacolo: i songs (tutti presentati in versione ritmica italiana) dell'esperienza berlinese, segnata dalla collaborazione con Bertold Brecht; le melodie della parentesi parigina; le canzoni dell'esilio americano, che gli spalancò trionfalmente le porte di Broadway e, in seguito, di Hollywood. L'affollata galleria dei personaggi di Weill - alcuni dei quali, folgoranti, hanno contrassegnato l'immaginario teatrale del '900 - dà vita sulla scena ad una sequenza indimenticabile di canzoni, ballate, recitativi ed invettive a tempo di tango, fox-trot e shimmy, scritti in quello stile asciutto, aggressivo e inconfondibile che Weill affermò attingendo al kabarett, alla canzone di strada, al jazz, come, ovviamente, ai materiali musicali colti e operistici con i quali si era formato in gioventù alla scuola di Busoni e Humperdinck. L'intrinseca natura teatrale di queste musiche dà spunto a momenti di pura affabulazione, basati sul racconto biografico e la scrittura epistolare, che ripercorrono le tappe fondamentali della storia del compositore. Filo conduttore di questa operazione è la donna. Che sia operaia o serva sfruttata, ruffiana, schizofrenica, orfana, amante abbandonata, moglie frustrata o puttana, è dal dal suo estremo degrado e della sua profonda e lacerata umanità che si origina una serie abbacinante di songs che marcano indelebilmente il percorso della coscienza civile nella prima metà del secolo appena trascorso, e oltre.
IL PROGRAMMA
Moritat
L'opera da tre soldi (1928)
Barbara song
L'opera da tre soldi (1928)
Canzone dei cannoni
L'opera da tre soldi (1928)
Jenny dei pirati
L'opera da tre soldi (1928)
Dell'insufficienza degli umani sforzi
L'opera da tre soldi (1928)
Miei signori
Ascesa e caduta della città di Mahagonny (1930)
Alabama song
Ascesa e caduta della città di Mahagonny (1930)
Canzone di Polly
L'opera da tre soldi (1928)
Surabaya Johnny
Happy end (1929)
Le roi d'Aquitaine
Marie Galante (1934)
Ballata della ragazza annegata
Berliner Requiem (1928)
Le grand Lustucru
Marie Galante (1934)
J'attends un navire
Marie Galante (1934)
Buddy on the Nightshift
Lunch Time Follies (1942)
La parente spiantata
Il lago d'argento (1933)
September song
Knickerbocker Holiday (1938)
Lonely house
Street scene (1947)
Youkali (1935)
RECENSIONI
La Repubblica
É una splendida prova d'artista totale, quella che ci ha regalato Maria Giaquinto con Tre soldi tra due mondi (...) perchè ha saputo mostrarsi al tempo stesso attrice matura e cantante dalla voce "plastica", capace di incontrare le sonorità della musica popolare così come di accordarsi alla modernità di Weill (...) (...) Uno spettacolo che rende giustizia al suo vibrante talento, un caleidoscopio di parole, immagini, musica e canzoni in un'unica efficace e brillante intelaiatura drammaturgica che grazie alla regia di Roberto Negri, attenta agli equilibri di ciascun elemento della rappresentazione, non fa mai una piega (...) (...) Gianni Saponara, al pianoforte, è autore degli ottimi arrangiamenti dei songs di Kurt Weill (...) (...) Sarà sufficiente andare a teatro e lasciarsi incantare...
Antonio Di Giacomo
Corriere della Sera
Nel suo Tre soldi tra due mondi Maria Giaquinto canta e racconta il dolore di un profugo (...) Uno spettacolo in cui, senza soluzione di continuità, si passa dal piano della realtà a quello della fantasia. Dalle lettere che esprimono il più cupo dolore, alle note che in quegli stessi anni divenivano motivi orecchiabili, con il supporto suggestivo e integrante della proiezione di filmati (...) Ottima elaborazione drammaturgica capace di immergere nell'azione volta per volta e di delineare i personaggi in maniera chiara, grazie anche all'uso pressoché totale della traduzione ritmica italiana.
Annalisa Monfreda
La Gazzetta del Mezzogiorno
(...) Lo spettacolo rievoca attraverso una serie di sapidi bozzetti, le principali tappe biografiche ed epistolari di Weill, in una sorta di percorso dell'anima nel quale è possibile cogliere l'entusiasmo per i successi inattesi, la dolente rassegnazione per l'esilio, ma anche le tensioni e i conflitti interiori di un teatro musicale di forte impegno (...) Sola sul palcoscenico col supporto dei musicisti che l'accompagnano in un'atmosfera di kabarett, Maria Giaquinto è la protagonista assoluta di questo singolare one woman show, in cui la parabola creativa di Weill viene rievocata attraverso occhi e voci di donne, mogli e amanti, proletarie e borghesi, casalinghe e prostitute, tutte alle prese con una vita fatta di miraggi e sogni infranti, di ideali e dura quotidianità(...) Un buon lavoro, che il pubblico ha accolto con calore, tributandogli il meritato successo.
Ugo Sbisà
Puglia d'oggi
(...) Piccoli momenti, frammenti preziosi della vita di Kurt Weill (...) la racconta la magica voce di Maria Giaquinto, interprete appassionata e sensibile (...) suggestivo spettacolo, affrescato a tinte scure e delicati toni pastello dalle note dell'ensemble Il Suono Blu, in cui la maestria di Gianni Saponara si sposa con l'intensa performance di Sabino Fino e la ritmicità sensuale, mai aggressiva di Antonio Di Lorenzo (...) La Giaquinto, sotto l'attenta direzione di Roberto Negri, con leggiadria e carattere, dà voce alle donne che hanno riempito il suo immaginario (...)
Gilda Camero
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