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Certamente un grande classico resiste alle azioni corrosive del tempo e anche alle velleità di revisioni, aggiornamenti e adattamenti di registi e attori. E' il caso di questa Locandiera che resta un grande classico goldoniano a dispetto della nostra riduzione e adattamento. La spiegazione è semplice: un classico non è tale perché aggiornabile bensì in quanto sempre attuale. Naturalmente resta sempre attuale perché il suo creatore lo ha imperniato su situazioni e sentimenti che fanno parte della natura umana. E' proprio la natura umana che resta sostanzialmente immutabile, a dispetto dei "progressi" dell'uomo, delle sue "conquiste", della sua "civiltà". Certo la capacità di sintesi e di lettura di uno spettacolo, di un messaggio, di un evento è molto cambiato dai tempi di Goldoni. Ecco dunque il nostro sforzo di sveltire un testo che altrimenti in qualche passaggio potrebbe apparire scontato. Ecco il nostro sforzo di locare i personaggi in un sud italiano, mediterraneo, certamente più vicino alla sensibilità degli attori prescelti per questa "interpretazione", con licenza di piccole "invenzioni" aggiuntive, peraltro sempre presenti nelle righe e nei suggerimenti più o meno espliciti dei grandi autori. La lente d'ingrandimento, attraverso la quale, Goldoni, focalizza difetti e velleità umane, ridicolizzandole, resta la stessa che abbiamo fatto nostra in quest'allestimento, non solo perché costituisce il pilastro divertente, a tratti comico, dello spettacolo, ma soprattutto per restare fedeli alla poetica del "gran riformatore" che ha usato e rinnegato la maschera, ha usato e rinnegato il dialetto, ha usato e rinnegato la bellezza femminile, ma non ha mai tradito la sua grande capacità d'osservazione dell'animo umano.
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