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E' retorica definire il secolo appena finito come il più significativo per la storia dell'umanità, relativamente ai progressi scientifici e tecnologici, ed è pur vero che questo è anche il secolo che ha generato la più grande mole di sofferenze. Sembrerebbe proprio che il progresso possa esistere solo offendendo la dignità dell'uomo per mano dell'uomo stesso. Però la dignità è un bene inalienabile e soprattutto, essa è un valore impalpabile e intrinseco a tutto il genere umano. Di conseguenza a dover essere offesa è la sacralità del corpo umano nella sua individualità, perchè su di esso possono lasciare un segno visibile la vergogna, la sofferenza e la morte e perchè, colpendo un uomo nella sua fisicità, si degrada tutta la specie. Allora vengono perpetrate torture, uccisioni, sacrifici, violenze di ogni sorta anche sotto forma di abbandono alle malattie e alla fame. Il XX secolo è pieno quanto e forse più degli altri secoli della follia distruttrice dell'uomo verso la propria specie, del fratello verso il fratello. I desaparecidos argentini, i profughi balcanici, I ragazzi di Rio, i bambini sfruttati dell'Est asiatico e del nostro Sud, i malati abbandonati a se stessi dell'India, i condannati alla pena capitale negli USA, i morti per fame del continente Africano... E' un panorama assolutamente desolante della condizione umana alle soglie del Terzo Millennio, se si pensa che questo non presenta segni certi del trionfo dell'uomo sulla barbarie. Lo spettacolo che si propone, vuole essere una riflessione sulla condizione del nostro mondo. Si tratta di uno spettacolo di natura grottesca, che partendo da uno spazio delimitato da una barriera, vede due artisti, nel ruolo, l'uno, dell'individuo protagonista del racconto di Dostoevskij, il sognatore, nonchè promotore del mondo utopistico apparsogli nel sonno; l'altro (anch'egli un sognatore, forse, anche se di un'altro stampo), in quello di una bizzarra presenza molto più superficiale, legata ai valori edonistici del mondo occidentale, che canta disinvoltamente su ritmi di qualsiasi rispetto di umanità. Dallo scontro di queste due realtà, nasce una situazione di forte denuncia, offerta al pubblico sul piano del paradosso. L'interpretazione d'attore è affidata ad Adolfo Recchia, mentre quella musicale e canora ad Anibal Bugoni. Lo spettacolo porta la firma di Domenico Mongelli. Lo spettacolo è particolarmente adatto ad un pubblico dai sedici anni in su, oltre che ad un pubblico adulto.
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