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Il teatro di Jonesco si collega alle esperienze compiute intorno al 1920 dai dada e dai surrealisti. Ma a differenza di questi movimenti artistici, la drammaturgia di Jonesco si scosta da una iniziale gratuita e provocazione a un teatro di impegno. Impegno ribelle, teso a mettere in discussione anche l'assoluto indiscutibile, e anche tipo (religione, umanità, vita), ma comunque, teatro dell'impegno. Una come tutte le cose prese tremendamente sul serio, Jonesco avrebbe potuto essere noioso e piatto se la sua genialità non avesse concepito quel teatro assurdo ancorchè assurdo teatro che ne ha decretato il successo. Perché, Jonesco ha conservato nella scrittura scenica il gusto del paradosso, del grottesco, del humour vero che fa sorridere lo spettacolo ma lo invita a riflettere. In questo contesto, DELIRIO A DUE è emblematico più di altri testi minori del drammaturgo francese. Sicuramente fra i più facili da seguire sia nella vicenda che nel linguaggio "... ho abbandonato i miei figli! Non ne avevo, ma avrei potuto averne!" e ancora tante "freddure" per una storia tanto semplice, un litigio fra due amanti che hanno lasciato - anni prima - i rispettivi coniugi. In un dialogo che non conosce pause ne tantomeno noia, "DELIRIO A DUE" si avvita su stesso; fino a diventare, appunto, delirante come possono esserlo soltanto due amanti che litigano. La messa in scena dello spettacolo è facile, essenziale,concepita appositamente per un pubblico scolastico.
I due protagonisti sono disponibili ad un successivo dibattito con gli studenti.
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