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scrittura scenica M. Santeramo e Michele Sinisi,
con Michele Sinisi, luci Fausto Allori
spettacolo GENERAZIONE SCENARIO 2003
..nel percorso di Michele Sinisi e Michele Santeramo di teatro minimo colpisce l'elaborazione di un tessuto drammaturgico che parte dall'elemento materico del paesaggio e da una raffinata attenzione ad una lingua che suona, per toccare momenti di suggestione e poesia caratterizzati da una convincente e notevole prova attorale che tende a rinnovare i canoni della narrazione teatrale.
giuria scenario
Per un paesaggio drammaturgico.
Può un paesaggio raccontarsi, avere in sé l’azione?
Può un paesaggio essere la scrittura leggibile della morfologia di un popolo?
Paragonare una carta topografica I.G.M. ad una storia avvincente.
Rispondendo a queste domande si è giunti alla realizzazione del progetto si chiusura della trilogia 3 voci sulla narrazione. Dopo aver raccontato con Otello (o la gelosia di Jago) un fatto teatrale e con ETTORE CARAFA un fatto storico, ora l'obiettivo è raccontare un non-fatto che però evochi un dramma. Raggiungere uno sviluppo drammaturgico partendo dall'atemporalità di un immagine paesaggistica.
Il paesaggio murgiano, con i suoi tratturi, lame, iazzi, masserie disseminati per il suo spazio, è il chiaro risultato di un'identità che ha vissuto, abitato e plasmato questo territorio. Tutto è leggibile come la manifesta parola di un popolo che avendo abitato questa parte di terra racchiude in essa bellezze e sfortune della sua storia.
Il popolo è quella terra.
Le atmosfere, i sapori, gli incanti delle nostre facce sono rese nelle pietre affioranti dalla terra di questo paesaggio.
Le punte aguzze delle pietre scarnificate dalle acque piovane.
Acque che modellano la forma in modo imprevedibile quanto il quotidiano di questo popolo. Il corpo lacerato di un paesaggio che oggi risulta in bilico tra la salvaguardia, attraverso l'istituzione di un parco naturale, e lo sfruttamento sconvolgente secondo una concezione del territorio della murgia quale residualità insignificante e improduttiva.
Lo spettacolo è la narrazione di un viaggio di ritorno.
Un giovane natio di quel paesaggio che ignaro della sua identità di uomo e dei ritmi e idee del suo popolo, scopre per la prima volta quel paesaggio in una delle sue visite alla terra da cui è lontano: decide di restare?
La storia parte dalla sua decisione di ritornare in quel paesaggio dopo averlo sentito per la prima volta. Scopre allora il senso di quel fascino che confondeva allora con un povero e disgraziato sintomo di una cultura ai margini dell'utilità.
Scopre la reale essenza di quel paesaggio, capisce di esserne addirittura una parte sostanziale. Sarà il paesaggio della sua memoria, avvertirà le inquietudini e i problemi del suo popolo come riflessi in quel paesaggio. Dovrà decidere coscientemente se restare e vivere per quella sua terra o lasciarla definitivamente, forse un domani col rimorso di non aver dato nulla per il suo riscatto.
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