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Nella terra di Ariel
da “Il Mago di Oz” di L.F.Baum
“Il Mago di OZ” è un classico della letteratura per l’infanzia scritto nel 1890 da Lyman Frank Baum, un simpatico papà che si divertiva a raccontare storie fantasiose ai suoi figli. Il libro contiene i magici elementi che concorrono alla composizione di un capolavoro: storia originale,scrittura chiara e vivace, situazioni simboliche nelle quali il lettore possa riconoscersi o dalle quali possa trarre riflessioni utili alla sua maturazione.
Cosa rende attuale un testo quasi centenario?
Innanzitutto il fatto di rivolgersi ad un pubblico, quello dei bambini, al quale riesce naturale identificarsi con alcuni atteggiamenti vissuti dalla protagonista Dorothy: la forte ma ingenua curiosità, la paura del distacco familiare, il desiderio-timore dell’avventura, l’attaccamento amicale.
La riduzione teatrale curata da Dario Diana e visionata dal Prof. Giuseppe Capozza, propone ai piccoli spettatori gli episodi più rappresentativi del romanzo: il viaggio nel paese dei Succhialimoni, l’incontro con i tre compagni d’avventura, l’arrivo nella Città degli Smeraldi, l’incontro con il Mago Oz (nel nostro adattamento Ariel), il ritorno nel Kansas.
Gli eventi scenici hanno per filo conduttore la ricerca personale dell’amore, dell’intelligenza e del coraggio (simboleggiati dai personaggi dell’Uomo di Latta, dello Spaventapasseri e del Leone) quali massime virtù dell’essere umano.
Il viaggio si concluderà con una scoperta clamorosa: le tre virtù non sono doni esterni all’uomo bensì ne fanno parte come dotazione naturale. Questa scoperta è possibile solo a chi è disposto a condividerla in modo solidale con gli altri, mediante superamento dei propri interessi personali e la disponibilità ad affrontare sacrifici e paure (simboleggiati dalle Streghe cattive).
Questo significato opportunamente evidenziato sulla scena dagli attori, possiede chiari intenti formativi (avere fiducia nelle proprie capacità di progredire, dare importanza al valore dell’amicizia) tali da giustificare la loro collocazione in ambito scolastico.
Sarà agevole per gli insegnanti, infatti, prendere spunto dagli episodi rappresentati per far capire agli alunni la necessità di migliorare le proprie capacità, al fine di raggiungere una più completa maturazione affettiva.
Un ulteriore aspetto educativo è offerto inoltre dal confronto tra le figure adulte del romanzo (il Mago e le Fate) e quelle parentali della realtà (genitori ed insegnanti), a testimonianza delle molteplici chiavi di lettura con cui si può interpretare la messa in scena di un’opera lineare e pure ricca di sfaccettature come questa.
Per questa serie di motivi, e per altri la cui scoperta lasciamo alla sensibilità degli educatori, se ne consiglia vivamente la visione.
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